CHI SONO E COM’E’ NATA LA MIA “SINDROME DA WANDERLUST”

Ti sei mai trovato sul punto di cliccare il pulsante “Prenota” pensando: “Lo faccio o non lo faccio?”. Bene, prima di farlo, rifletti un attimo perché potresti contrarre una malattia difficilmente curabile,  la “sindrome da wanderlust”. Com’è successo a me.

Sono Giulia, ho 26 anni e vengo da un paesino vicino a Venezia.
Da quando ho cliccato su quel fatidico pulsante, la mia voglia di viaggi è aumentata sempre di più. Tre anni fa decisi, quasi per caso, di partire per l’India. Da quel momento non mi sono più fermata.

Ora, quando vedo un aereo sparire all’orizzonte, mi viene un nodo alla gola. In libreria,  casualmente, mi ritrovo sempre a sfogliare una guida della Lonely Planet e inizio a fantasticare sul prossimo viaggio. Solitamente le risposte alle domande dei miei amici iniziano così:  “Come quella volta in Thailandia…”. Una vera ossessione.

Eppure da quando soffro di wanderlust mi sento più felice, forse perché questo desiderio di viaggiare, questa voglia spasmodica di nuove esperienze, di visitare luoghi lontani, di immergermi in altre culture, mi fa sentire viva.

“Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso…”

Christopher McCandless, dal film Into the Wild

UNA SVOLTA ALLA MIA VITA

Viaggiare mi ha insegnato a vedere l’incertezza della vita come un dono. Appena ho l’occasione faccio lo zaino e parto per qualche luogo lontano.

Viaggio zaino in spalla con un budget limitato ma, se all’inizio questa scelta era dovuta per lo più ad una ragione economica, ora è legata ad un’altra necessità: in questo modo riesco a confrontarmi maggiormente con la realtà di altre culture mettendo in discussione la visione che ho della vita. Il viaggio per me è innanzitutto un arricchimento dello spirito e un modo per imparare  a vivere momento per momento.

Durante queste esperienze in giro per il mondo adoro essere risucchiata dal flusso degli eventi. Come quella volta in cui decisi di andare a mangiare qualche prelibatezza laotiana al night market di Luang Prabang e invece mi ritrovai a fare meditazione al Paphai Wat con Krumai, insegnante d’inglese di monaci buddisti, o la sera in cui decisi di andare a comprare qualche cianfrusaglia nei negozietti della strada principale di Chaweng Beach e finii a bere cocktail fino a tarda notte in compagnia di un’allegra combriccola di thai ubriachi; oppure, quando alla ricerca del Forte di Gwalior, perdendomi, mi ritrovai a gustare una tazza di chai tea con il capo della comunità sikh di Gurudwara Data Bandi Chhod. E così molte altre volte.

In questo modo è nato un desiderio irrefrenabile di viaggiare che ha stravolto i miei progetti per il futuro e la mia visione delle cose. Tre anni fa la mia aspirazione era quella di diventare la tipica donna in carriera, dedita al lavoro, alla casa e ai figli. Adesso è quella di vagabondare in giro per il mondo. E chissà cosa mi riserverà il futuro…

Ho deciso di scrivere questo blog per diffondere la cultura del viaggio “zaino in spalla”, per condividere non solo esperienze da viaggiatrice ma anche una visione della vita, per continuare a vagare con l’immaginazione e confrontarmi con chi ha vissuto situazioni simili o la pensa diversamente.

Se anche tu sei stato colpito dalla “sindrome da wanderlust” o  vuoi semplicemente dire la tua, visita il blog!
Condividi la tua esperienza e viaggia con la mente… E’ un valido rimedio per alleviare questa “malattia”!

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